Anche quest’anno Psiche Lombardia ha partecipato alla M4MH con l’evento del 6 ottobre alla Casa dei Diritti. In attesa del video completo, possiamo leggere in anteprima le testimonianze di Chiara (figlia) e di Silvia (madre) che partecipano insieme ai gruppi di psicoanalisi multifamiliare:
Le parole di Chiara:
“Ho accettato l’invito di mia mamma a partecipare al gruppo LIBERAMENTE senza grandi aspettative particolari ma con il timore di trovarmi in situazioni limite in cui mia mamma mi avrebbe fagocitata o ammazzata con il suo vittimismo, il tutto con il sostegno dell’intero gruppo. Ho pensato: sarà quel che sarà, reagirò schifosamente, mi spunteranno le orecchie d’asino e tutti scapperanno e non mi inviteranno più.
Nulla di quello che mi ero immaginata è successo.
Per la prima volta nella mia vita mi sono sentita semplicemente ascoltata e, cosa a cui faccio ancora fatica a credere, un po’ apprezzata e comunque mai giudicata.
L’ascolto puro e semplice senza giudizio è la priorità di questi incontri.
Siamo invitati a parlare di noi, delle nostre sensibilità, senza che nessuno possa decidere che siano sbagliate e questo è fondamentale.
Il gruppo le accoglie, ognuno ne prende spunto per parlare di se stesso e così le fa proprie, trova modo di comprenderle.
Spesso, quando presenti più componenti dello stesso gruppo di vita familiare e non, si scoprono aspetti mai conosciuti o che sono sempre stati male interpretati.
Personalmente mi è capitato di ascoltare racconti in cui mi sono riconosciuta, a volte come madre, anche se non lo sono, spesso come figlia, quando ho avuto l’opportunità di ascoltare altri figli parlare.
Mi sono resa conto di comportamenti che mi appartengono e che si ripetono e sono fallimentari, non sbagliati in quanto tali (giudizio), ma non funzionali, addirittura negativi: ad esempio riconoscere e gestire la rabbia che, alla mia tenera età ancora regna sovrana, riconoscere il narcisismo che è in me e che non mi permette di tollerare le frustrazioni, in alcuni momenti tutto va a comporre un vortice di malessere che si autoalimenta inconsapevolmente.
Da qui la necessità, anche per chi mi sta accanto, di trovare dentro di noi le risposte in grado di disinnescare la distruttività e la violenza che, anche contro me stessa, attuo direi quotidianamente.
Gli incontri sono un momento di sospensione, non c’è dibattito, non c’è richiesta di opinioni, c’è accoglienza di se e degli altri, delle istanze dei familiari e di chi ci sta vicino che sono tutti invitati a partecipare.
Con grande fatica, tra me e mia mamma, questa sospensione durante le riunioni, ha permesso di creare uno spazio.
Questa piccola distanza di cui abbiamo fatto tesoro non è solo contare fino a 10 ma vedere l’altro come diverso da noi e accoglierlo.”
Le parole di Silvia:
Sono entrata nel gruppo Liberamente, da alcuni anni, portandomi appresso un bagaglio di frustrazioni che hanno segnato la mia crescita.
Avevo dieci anni quando è nata la mia sorellina che desideravo tanto. La desideravo si, tanto, ma dopo essere stata per tutto quel tempo il centro dell’attenzione dei miei genitori e parenti vari, mi sono sentita messa in disparte.
Toccava a me riguadagnare l’affetto che pensavo di aver perso. Non sono mai stata una ribelle, quindi il mio atteggiamento divenne di assoluta abnegazione, dovevo ad ogni costo farmi voler bene e per ottenere questo cercavo in tutti i modi di compiacere tutti, mettendo da parte i mei reali desideri, addirittura i miei sogni.
Accettavo, senza obiezioni, le critiche e i giudizi spesso severi di mia madre. Mi sentivo continuamente sotto esame e, inconsapevolmente, ho portato tutto questo nel rapporto con mia figlia, per me infatti, era normale elargire consigli non richiesti e critiche, io ero cresciuta così!
Dopo un paio d’anni di frequentazione del Gruppo chiesi a mia figlia Chiara se volesse inserirsi, mi aspettavo un diniego come già successo in passato in situazioni analoghe, invece con mia grande sorpresa, accettò.
Frequentare insieme il Gruppo è stato utilissimo per me.
Sentire le rimostranze di Chiara sui miei modi giudicanti, più volte espressi a tu per tu, ebbe l’effetto di un amplificatore. Attorno a noi i partecipanti al Gruppo esternavano il proprio pensiero e, finalmente, mi resi conto di quanto il mio comportamento fosse sbagliato.
Ho impiegato molto tempo a raggiungere questa consapevolezza e devo ammettere che ogni tanto ci casco ancora. Chiara allora mi zittisce subito e io capisco che dovremo fare ancora un po’ di strada insieme per migliorare ulteriormente il nostro rapporto, oggi comunque molto più sereno rispetto a qualche anno fa.
Ciò che ho apprezzato in particolar modo è stata la capacità di mia figlia di aprirsi nel Gruppo permettendomi di conoscere i suoi pensieri e le sue emozioni, cosa molto difficile fra noi due perché entrambe, probabilmente di più io, partivamo agguerrite convinte di avere tutte le ragioni, ciascuna dalla propria parte.
La forza di questo Gruppo, a mio parere, sta nel fatto che riusciamo a “metterci a nudo” accettando critiche ed obiezioni che ci arrivano a fin di bene, perché questo è il nostro obiettivo comune: stare meglio aiutandoci l’un l’altra con l’indispensabile supporto di chi ne sa più di noi, la psicologa, che porta luce nei nostri percorsi ancora in penombra.




